ManzOniPresenta il suo ultimo album "S/T"
ManzOni rivive in un interprete di 57 anni, esordiente o quasi alla platea musicale italiana: Gigi Tenca ha il soma di Moustaki ma guarda il mondo con gli occhi di Nick Cave, la sensibilità e le paure di Daniel Johnston, il sapore di una cena slow food tirando tardi dietro grandi bottiglie. Scrive di eros e tanathos, passioni forti senza compromessi tanto meno storici, magnetico centro di gravità gravosa che grava e gravita sotto il peso della propria vita, un Aidan Moffat veneto cui basta sostituire la vocale finale del cognome per trasformarlo in autore dall'esito noto.
Dalla valigia dell'attore escono parole ametriche, scarne, private, in sottrazione eppure ricche di aggettivi e dettagli, piante e colori, golose di cibo ed elementi del cosmo, ostentatamente atee. Non è un reading né una declamazione, dacché il cantato armonizza e la forma si mostra fedele alla canzone anche se i brani non hanno ritornello e i testi, a vederli lanciare dal palco, presentano puntini di sospetta sospensione, segno dei tempi... I suoi plausibili figli sono Carlo Trevisan, anni 38, Emilio Veronese, anni 34, Fiorenzo Fuolega e Ummer Freguia, anni 32 (i primi due lo seguono da precedenti esperienze comuni): The Bicentennial Man che somma le cinque età riempie il disco e il palco in formazione atipica per il rock d'autore, frutto anche delle sliding doors che hanno determinato la vita del gruppo. Quattro chitarre diverse l'una dalle altre, talmente differenti che una a turno può diventare batteria e rendere la formazione estremamente flessibile, soprattutto dal vivo, con tutte le elettriche assieme che succedono a due elettriche, un'acustica e la batteria, più i tappeti di loop ferrosi e ipnotici, l'elemento-Gigi a presentare i brani in maniera personale. Il processo creativo parte dagli accordi e dai giri di chitarra, la voce si adegua all'economia della struttura, che poi uniforma al bene comune: è un conferimento peculiare alla varietà delle corde, come un incastro enigmistico volutamente ostacolato in nome del divertimento, della prova, della convinzione di saper fare sempre meglio e di più. Cifra distintiva è l'incessante ricerca sonora, svolta empiricamente oltre le paratie della canzone d'autore di Vic Chesnutt e Michael Gira, del blues terreno -WovenHand- come del post rock più o meno accasato à la maison Constellation, senza che costituiscano influenze aprioristiche.
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